"Conoscere persone nuove e collaborare con loro ti obbliga a dare il meglio di te". Cecilia Nubola: l'esperienza "Mobility" di una ricercatrice dell'Istituto Storico italo-germanico

Cecilia Nubola è ricercatrice presso FBK-Isig. Ha trascorso sei mesi, grazie al progetto “Mobility”, in Francia, a Parigi, presso l’Institut d’histoire du temps présent (IHTP).

Data: 25/11/2014
 

Le chiediamo, come è ormai nostra consuetudine, di regalarci il suo racconto di questa esperienza di studio e lavoro.

Dott.ssa Nubola, come definirebbe, con due aggettivi, la sua esperienza?

Passare un periodo di ricerca all’estero, in particolare in un istituto di ricerca, si è rivelato  importante per il recupero delle radici di una passione e di un impegno nella ricerca e stimolante perché conoscere persone nuove e collaborare con loro ti obbliga a dare il meglio di te.

Su quali argomenti inerenti la sua ricerca ha trovato elementi di approfondimento?

La mia ricerca principale riguarda il tema della giustizia  nel secondo dopoguerra. Gli elementi di approfondimento mi sono venuti in particolare da due settori di ricerca. Il primo ha riguardato il tema giustizia e diritti umani con particolare riferimento al colonialismo, post colonialismo e amministrazione coloniale. Un libro appena uscito da conto di questo filone di ricerca: Samia El Mechat et Florence Renucci (dir.), Les décolonisations au XX siècle. Les hommes de la transition. Itinéraires, actions et traces, l’Harmattan, 2014.

Un secondo filone, presente in IHTP, che non avevo mai approfondito ma che ha allargato i miei orizzonti di ricerca, è stato quello portato avanti dal direttore dell’Istituto, Christian Delage e che riguarda il rapporto tra storia, storiografia e film, in particolare nel settore della giustizia, dei tribunali, dell’importanza del “testimone”. Due seminari, in particolare, su queste tematiche mi hanno convinto ad approfondire anche in futuro questi temi, il primo dal titolo De Hollywood à Nuremberg: John Ford, Samuel Fuller, George Stevens che si è tenuto all’ Ecole normale supérieure il 4 giugno 2014 e il secondo dal titolo Afterimages of War: Trials, Trauma and Film che si è svolto a IHTP il 10 giugno.

In che modo le ricerche effettuate dai ricercatori del Centro che l'ha ospitata si rapportano agli studi che stava conducendo alla FBK?

In IHTP le ricerche sono numerose e numerosi sono i progetti portati avanti. Quelli più simili a progetti dell’ISIG riguardano proprio la riflessione sulla categoria di moderno sviluppata però in una prospettiva di globalizzazione. Molto più che in ISIG la ricerca in IHTP è aperta ai contributi di ricerche che hanno come focus l’Africa, le Americhe, l’Asia. Ugualmente gli studenti, i dottorandi, i professori invitati sono molto spesso di provenienza non europea. Inutile sottolineare come questo approccio “mondiale” sia importante e ricco di prospettive di ricerca.

Quali strumenti di ricerca e interazioni ha potuto sperimentare?

Gli strumenti e le modalità di ricerca sono stati quelli tradizionali: lettura, scrittura, discussioni con i colleghi, partecipazione a seminari e convegni.

Più in generale, in che misura la sua ricerca ha potuto arricchirsi?

Come già scrivevo l’arricchimento maggiore è venuto dal rapporto con colleghi di varie provenienze europee ed extraeuropee in una dimensione di scambio e di confronto personale e di gruppo. La città, inoltre, con le sue numerose università,  e gruppi di ricerca mi ha permesso di conoscere e stabilire rapporti con colleghi storici che si occupano di tematiche affini alla mia, come il gruppo di ricerca “Pour une historie transnationale et connectée des épurations en Europe après 1945” coordinato dalla prof. ssa Marie-Bénedicte Vincent che ha sede presso l’Ecole normale supérieure (ENS).

Ci sono collaborazioni venture in cantiere con il gruppo di lavoro dove ha trascorso la sua Mobility?

Gli sviluppi per future collaborazioni saranno costituiti dal consolidamento della rete di relazioni scientifiche personali e dalla partecipazione a progetti di ricerca che vedano coinvolti IHTP  e ISIG. Un progetto molto interessante a cui ho partecipato che potrà, nelle mie intenzioni, coinvolgere anche l’ISIG è “Pour une historie transnationale et connectée des épurations en Europe après 1945” portato avanti dal ENS (prof. Marie-Bénedicte Vincent) in collaborazione con il Centre interdisciplinare d’études et de recherches sur l’Allemagne (CIERA) e l’Institut d’histoire moderne et contemporaine (IHMC) e altre università francesi e tedesche.

Un altro progetto relativo alla giustizia di transizione in Europa è in corso di definizione con il prof. Marc Olivier Baruch, professore a l’Ecole des hautes études (EHESS) e il prof. Giovanni Focardi dell’Università di Padova. Un primo momento di confronto sarà il convegno dal titolo Nei tribunali. Pratiche e protagonisti della giustizia di transizione che si terrà a Trento il 4 e 5 dicembre 2014. Al convegno ha dato la sua adesione anche il prof. Delage, direttore del IHTP, anche se non potrò essere presente a Trento per impegni istituzionali presso il suo istituto.

Un primo sviluppo della Mobility è stato anche l’invito a Paris I – Sorbonne a tenere una conferenza a dottorandi e professori del dipartimento di storia dal titolo Vengeance d’État. Le crime de lèse-majesté entre pratiques judiciaires et récits populaires (6 ottobre 2014).

Ci racconti un aneddoto e/o di una persona che hanno caratterizzato e arricchito il suo soggiorno.

Una delle persone che hanno senz’altro arricchito, e anche facilitato con la sua grande carica di umanità, il mio soggiorno è stata la collega e compagna d’ufficio Anne Pérotin-Dumon per la sua vasta esperienza scientifica e di ricerca in storia e in archivistica. La sua conoscenza dell’America Latina, dove ha lavorato e vissuto per lunghi anni, e i suoi interessi di ricerca molto simili ai miei (Diritti umani e storia della Resistenza francese) mi hanno molto arricchito sia dal punto di vista umano che scientifico.